C’è un arcipelago a un’ora di traghetto dalla Sicilia capace di racchiudere tracce di quasi ogni civiltà passata dal Mediterraneo. Malta, dominata nei secoli da fenici, romani, arabi e britannici, si lascia scoprire in bicicletta lungo un itinerario di circa centoquattordici chilometri diviso in quattro tappe, pensato per essere affrontato in cinque giorni su un fondo che alterna asfalto a leggeri tratti sterrati.
Il viaggio si muove su strade strette, come è naturale su un’isola compatta, appena quaranta chilometri di lunghezza e una ventina di larghezza, dove le colline più alte non superano i duecentocinquanta metri. Pedalando si incontrano monumenti militari lasciati dalle diverse dominazioni, l’antica università di Malta, che risale al 1582, ed edifici modernissimi che convivono senza stonare accanto al resto del paesaggio storico dell’isola.
Tra le tappe più memorabili spicca la zona di Tarxien, nel sud-est dell’isola, dove sorgono i templi megalitici omonimi, parte del patrimonio Unesco maltese e tra le più antiche strutture indipendenti mai costruite dall’uomo. Proseguendo verso nord si affrontano salite più impegnative verso Bugibba e Mellieha, quest’ultima nota per la sua imponente cattedrale, prima di scendere verso la baia di St. James per un bagno rigenerante nelle acque turchesi che circondano l’isola.
Il momento più atteso arriva con il traghetto verso Gozo, la seconda isola dell’arcipelago, che parte ogni mezz’ora dai principali porti maltesi. Sbarcando a Mgarr, in soli undici chilometri, arricchiti da qualche deviazione verso gli angoli più suggestivi, si raggiunge Dwejra, il sito naturale più celebre di tutto l’arcipelago, con formazioni rocciose a picco sul mare che restano tra le immagini più iconiche di Malta e Gozo.
Un dettaglio da non sottovalutare per chi organizza il viaggio riguarda la guida a sinistra, retaggio della dominazione britannica, che richiede qualche momento di adattamento nelle prime rotonde affrontate in bicicletta. Superato questo piccolo ostacolo iniziale, Malta si rivela un ponte autentico tra oriente e occidente, dove lingue e culture diverse si mescolano a ogni chilometro pedalato, in un arcipelago che riesce a condensare secoli di storia in uno spazio sorprendentemente piccolo.











