Basta un paio d’ore di strada da Hanoi per lasciarsi alle spalle il caos della capitale ed entrare in un altro Vietnam, quello che il turismo di massa ha lasciato quasi intatto. Sono le valli di Mai Chau e Pu Luong, terra delle etnie Muong e White Thai, dove strade tranquille si arrampicano tra colline dolci e risaie a terrazza, in un paesaggio che sembra essersi fermato qualche decennio prima del boom turistico del sud-est asiatico.
Il viaggio comincia spesso a Hoa Binh, dove l’asfalto principale cede presto il passo a villaggi nascosti tra piantagioni di tapioca, canna da zucchero e riso. Lungo la strada si incontrano comunità Muong e White Thai nei comuni di My Hoa e Phu Vinh, dove capita di fermarsi per un pranzo tradizionale preparato direttamente dagli abitanti, un momento che vale quanto qualsiasi panorama attraversato quella mattina.
Da qui la strada sale verso Nam Cuong e Ba Khan, tagliando montagne carsiche dalle sagome appuntite in un saliscendi che nelle tappe più dure supera i mille metri di dislivello, coperti in sei o sette ore su strade quasi sempre asfaltate. A metà percorso arriva il momento di tregua, la cascata di Tat Nang, prima che il tracciato riprenda verso Pu Luong, dove antichi mulini ad acqua continuano ancora oggi a irrigare i campi esattamente come facevano generazioni fa, senza che nessuno abbia mai sentito il bisogno di sostituirli.
L’arrivo a Pu Luong regala l’immagine che chiunque porta a casa da questo viaggio, terrazze di riso che scendono lungo i pendii fino a perdersi all’orizzonte, punteggiate da case tradizionali su palafitte dove molti scelgono di fermarsi per la notte. Le strade restano tranquille per quasi tutto il tragitto, alla portata anche di chi ha un allenamento moderato, ma è negli sguardi curiosi e nell’ospitalità di chi vive qui, poco abituato a incrociare cicloturisti, che si trova la vera ragione per scegliere questa regione al posto delle rotte più battute verso Hue o Hoi An.











