Lungo il Danubio serbo, tra la fortezza di Golubac e la gola di Djerdap che il fiume ha scavato per secoli

C’è un tratto del Danubio dove il fiume smette di scorrere placido e comincia a raccontare qualcosa di più antico, più cupo, quasi da leggenda tramandata di villaggio in villaggio. In Serbia, l’EuroVelo 6 segue il grande fiume europeo per trecentottanta chilometri, attraversando le pianure sconfinate della Vojvodina prima di infilarsi nel Parco Nazionale di Djerdap, uno dei tratti più intensi dell’intero itinerario continentale.

Il viaggio parte spesso da Novi Sad, gioiello culturale del nord serbo dominato dalla Fortezza di Petrovaradin, e prosegue verso Belgrado, capitale vibrante dove il Danubio incontra il fiume Sava e sembra raddoppiare la propria energia solo per l’occasione. Da qui la strada costeggia la Riserva Naturale di Deliblato Sands, un’estesa distesa rimboschita durante il regno dell’imperatrice austro-ungarica Maria Teresa, fino a Stara Palanka, dove un traghetto locale porta i ciclisti sulla sponda destra, quasi un piccolo rito di passaggio prima del capitolo successivo.

Il momento che nessuno dimentica arriva subito dopo Golubac, dove una fortezza dei primi anni del Trecento sorveglia ancora l’ingresso della gola di Djerdap, chiamata anche Porta di Ferro. Per centoventi chilometri il percorso taglia questo canyon scavato dal fiume nei versanti meridionali dei Carpazi, tra villaggi di pescatori, vigneti sospesi e scogliere che custodiscono segreti vecchi di millenni, fino al punto in cui il Danubio tocca la propria massima profondità, il tratto che tutti chiamano Kazan.

Dai belvedere di Kazan e Ploče lo sguardo si perde in una gola che sembra restringersi come un imbuto di pietra, mentre il silenzio della foresta accompagna ogni pedalata fino alla colossale diga idroelettrica di Djerdap. È un frammento di EuroVelo 6 che quasi nessun cicloturista italiano conosce, eppure custodisce uno dei paesaggi fluviali più drammatici e meno raccontati di tutta l’Europa centrale.