Immagina di pedalare sulla stessa striscia di terra che per millenni ha deciso la vita o la morte di un’intera civiltà. Il Nilo non è mai stato solo un fiume per l’Egitto antico, era il confine tra il mondo abitabile e il nulla, e quel confine si può ancora seguire in bicicletta oggi, lungo i duecentocinquanta chilometri che separano Luxor da Assuan. La strada è promiscua ma stranamente calma, affollata solo agli estremi del percorso, con soste e punti di ristoro disseminati quanto basta per non improvvisare troppo.
Luxor accoglie chi arriva con un titolo che suona quasi esagerato, il museo a cielo aperto più grande del mondo, salvo poi rivelarsi assolutamente meritato davanti al Tempio di Karnak. Basterebbe quello a riempire una giornata intera, ma c’è anche la Valle dei Re ad aspettare, la necropoli scavata nella riva occidentale dove sessantadue tombe custodirono per secoli i corpi di Tutankhamon, Ramesse II, Seti I, Amenofi II e Thutmosi III. Pedalando via da Luxor il paesaggio comincia a raccontare una storia diversa. Villaggi pittoreschi, palmeti, campi coltivati che finiscono di colpo dove comincia il deserto, come se qualcuno avesse tracciato quel confine con un righello anziché lasciarlo alla natura.
Più avanti Edfu custodisce uno dei templi meglio conservati di tutto l’Egitto, dedicato al dio Horus, mentre Kom Ombo racconta una storia più defilata, meno fotografata, con il suo doppio santuario diviso tra il dio coccodrillo Sobek e il falco Horus. Ma il vero valore di questo viaggio non sta solo nei monumenti che si susseguono lungo la strada. Sta nelle traversate in feluca da una sponda all’altra, nelle soste improvvisate nei villaggi, negli incontri con artigiani e contadini che vivono ancora oggi accanto al fiume esattamente come facevano i loro antenati tremila anni fa.
Ad Assuan il viaggio trova il proprio culmine geografico, dove le acque del Nilo incontrano le dune del deserto e generano piccole isole in un panorama che non ha eguali altrove. Qui si possono visitare la grande diga che ha creato il Lago Nasser, il Tempio di Philae sospeso su un’isola nel bel mezzo del fiume, e un curioso obelisco incompiuto, quarantadue metri e oltre milleduecento tonnellate di granito abbandonate nella cava d’origine per una crepa scoperta durante la lavorazione, un monumento involontario all’imprevisto.
Chi ha ancora fame di avventura può spingersi verso il deserto del Sinai, cinquecentocinquanta chilometri in tre sezioni con guide locali, o lungo la costa del Mar Rosso, seicentocinquanta chilometri di litorale che ogni anno richiama appassionati di snorkeling da mezzo mondo. Ma per chi cerca il primo vero contatto con l’Egitto su due ruote, la Valle del Nilo resta ancora la scelta più onesta.











