Immagina un negozio di biciclette con le vetrine sempre più vuote, e una pista ciclabile lì fuori sempre più affollata. È più o meno quello che sta succedendo in Italia nel 2025, dove le vendite si sono fermate a circa 1,3 milioni di unità, quattro punti percentuali in meno dell’anno precedente. Rispetto al 2019, il conto pesa ancora di più: oltre quattrocentomila biciclette che semplicemente non sono più state vendute, in appena sei anni.
A pagare il prezzo più alto è proprio il segmento su cui tutti scommettevano, le e-bike, ferme comunque a un quinto delle vendite totali ma con una contrazione che sfiora il sette per cento. Le tradizionali resistono meglio, un calo di appena il tre per cento, per un milione e quarantasettemila unità vendute. Il dettaglio che spiazza arriva però guardando il fatturato: cresciuto del diciannove per cento in sei anni, da 2,1 a 2,5 miliardi di euro. Non perché la gente compri più biciclette, ma perché ogni bicicletta costa semplicemente di più.
Basta spostare lo sguardo dal negozio alla strada, però, per trovare l’esatto opposto. Il sesto rapporto Isnart-Legambiente registra per il 2025 quasi 49 milioni di presenze cicloturistiche in Italia, un impatto economico che ha superato i 6,4 miliardi di euro. Mentre chi vende biciclette fatica a stare a galla, chi organizza viaggi in bicicletta non ha mai lavorato tanto.
La spiegazione, in fondo, è più semplice di quanto sembri. Sempre più persone hanno smesso di comprare una bicicletta propria, preferendo noleggiarla direttamente dove vanno in vacanza. Il valore economico si è spostato dal punto vendita al servizio turistico, e questo cambia le regole del gioco per un intero settore. La domanda che resta aperta è se qualcuno riuscirà a trasformare questa passione crescente per il viaggio in sella in una spinta capace di far ripartire anche chi, nel frattempo, continua a vendere sempre meno biciclette.











