L’Aquavelo slovacco, pedalare dai confini polacchi alle gole del Dunajec attraverso gli Alti Tatra

C’è un angolo di Slovacchia, incollato al confine polacco, che sembra esistere apposta per chi ama i viaggi in bicicletta senza cartellonistica turistica invadente. L’Aquavelo corre proprio lì, sfiora i piedi degli Alti Tatra e si chiude tra le pareti spettacolari delle gole del fiume Dunajec, in un itinerario che chi lo ha già pedalato racconta con la stessa sorpresa negli occhi, come se avesse trovato qualcosa che non si aspettava di trovare in Europa centrale.

Si parte tra saliscendi che non concedono tregua, uno via l’altro senza vere pause, finché il fiume non prende il sopravvento e il tracciato si addolcisce assecondandone il corso. Il fondo alterna asfalto e sterrato, sempre pedalabile anche con una gravel carica di borse o un carrellino al seguito, mentre la segnaletica resta timida nei primi chilometri per poi farsi più sicura da Bardejov in avanti, quando l’itinerario ufficiale Aquavelo comincia finalmente a guidare la mano.

Lungo la strada compare Jaworki, un villaggio che sembra essersi perso l’indirizzo giusto: case in legno tra giardini curati e fioriti, un’aria che profuma più di Alpi svizzere che di Europa orientale. Poi il paesaggio si spalanca su orizzonti che sembrano non finire mai, boschi che regalano ombra quando il sole comincia a picchiare, e discese improvvise su sterrato tecnico capaci di far tremare anche chi era partito convinto di fare un viaggio tranquillo.

Szczawnica chiude il cerchio, cittadina turistica proprio all’imbocco delle gole del Dunajec, una meraviglia naturale che da sola vale una giornata in più di permanenza. Chi vuole spingersi oltre trova negli Alti Tatra veri e propri anelli attorno a Štrbské Pleso e Liptovský Hrádok che spesso superano i settanta chilometri e gli ottocento metri di dislivello. Il campeggio libero in alta quota resta vietato, ma una fitta rete di rifugi accoglie comunque chi arriva in cerca di un tetto tra le vette dei Carpazi, come a ricordare che anche in mezzo a tanta solitudine, quassù, nessuno resta davvero abbandonato.