C’è un modo per capire quanto sia stata dura da costruire una strada, e non riguarda solo la pendenza. La Karakoram Highway lo dimostra bene. Cina e Pakistan cominciarono a scavarla insieme nel 1966, aprendosi un varco a colpi di dinamite tra alcune delle montagne più alte del pianeta, lungo un tracciato che in parte ricalca l’antica Via della Seta.
Ci vollero vent’anni e migliaia di operai prima che venisse aperta ufficialmente al turismo, nel 1986, con l’inaugurazione del Khunjerab Pass, il valico a 4693 metri che ancora oggi segna il confine tra i due paesi. Da allora è diventata quasi un rito di iniziazione per chi affronta grandi viaggi in bicicletta in Asia, la strada asfaltata più alta del mondo.
Chiedere quanto sia lunga davvero, però, è un esercizio che porta a risposte diverse ogni volta. Alcune fonti parlano di 1200 chilometri tra Pakistan e Cina, altre si fermano a 950, altre ancora superano i 1600 sommando varianti e tratti percorsi a piedi. Molto dipende da dove ciascuno decide di far partire il proprio conteggio personale, e nessuna cifra vale davvero più delle altre.
Chi parte da Islamabad affronta subito una salita che non lascia respiro, in tappe medie di novanta chilometri e ottocento metri di dislivello al giorno. Karimabad, nella valle di Hunza, resta il momento più raccontato del viaggio, con il monte Rakaposhi a dominare la valle e un’ospitalità locale che sorprende quasi tutti quelli che la incontrano.
Oltre il confine cinese cambia tutto, all’improvviso. Gli altipiani si aprono senza limiti visibili, i villaggi scompaiono per decine di chilometri, e resta solo il silenzio, interrotto ogni tanto da una yurta di pastori nomadi o da un dromedario al pascolo lontano dalla strada.
Il novanta per cento del percorso è asfaltato, un dettaglio che potrebbe illudere chiunque legga solo quel numero. Non lasciatevi ingannare. Quota, clima imprevedibile e isolamento pesano molto più della pendenza, ed è per questo che la Karakoram Highway compare quasi sempre nei racconti di chi ha già migliaia di chilometri alle spalle, mai in quelli di chi muove i primi pedali.











