La Hebridean Way, trecento chilometri attraverso dieci isole ai confini occidentali d’Europa

C’è una strada che nasce da un’ironia della storia: costruita per ragioni militari da un dittatore, è diventata uno dei pellegrinaggi laici più desiderati dai cicloviaggiatori di tutto il mondo. È la Carretera Austral, conosciuta anche come Ruta 7, eretta tra il 1976 e il 1996 per volontà di Augusto Pinochet con l’obiettivo di collegare le zone più remote della Patagonia cilena. Oggi la si percorre in bicicletta per circa milleduecentoquaranta chilometri, da Puerto Montt fino a Villa O’Higgins, in uno degli angoli più incontaminati del pianeta.

Basta guardare il fondo stradale per capire con cosa si ha a che fare. Asfalto e ripio, il nome locale per terra, fango e ghiaia, si alternano per gran parte del tragitto, con un dislivello medio di circa mille metri ogni cento chilometri, senza mai toccare quote estreme. A complicare ulteriormente il viaggio arrivano diversi trasferimenti obbligati in traghetto, necessari per superare fiordi che nemmeno una strada così ambiziosa è mai riuscita ad aggirare del tutto.

Il paesaggio cambia scena in continuazione, come se qualcuno stesse girando un documentario diverso a ogni tappa. Chaitén, ricostruita dopo l’eruzione vulcanica del 2008, apre le porte al Parco Nazionale Pumalín. Più a sud, Coyhaique resta l’unica vera città lungo l’intero percorso, tappa obbligata per fare scorta prima di affrontare la mole di Cerro Castillo, montagna che si erge come una fortezza naturale e che ripaga ogni chilometro di salita con un panorama capace di far dimenticare la fatica delle gambe.

Il finale custodisce forse le immagini più indimenticabili di tutto il viaggio. Caleta Tortel, porto costruito interamente su palafitte e collegato da passerelle di legno invece che da strade vere, anticipa l’arrivo a Villa O’Higgins, dove il ghiacciaio omonimo si raggiunge solo via barca. Chi non vuole ancora fermarsi può proseguire verso il confine argentino, un’avventura nell’avventura di due giorni che attraversa il Lago del Desierto su sentieri tutt’altro che sempre pedalabili.

Il momento giusto per partire resta l’estate dell’emisfero australe, tra dicembre e marzo, quando la Patagonia concede condizioni più gestibili. Servono in media due o tre settimane, pedalando tra i cinquanta e i settanta chilometri al giorno, ma quello che resta impresso alla fine non è un singolo numero. È la sensazione, rara ormai su questo pianeta, di aver attraversato una delle ultime terre davvero selvagge rimaste.