C’è un’isola a poche ore di traghetto dall’Italia capace di racchiudere, in un solo viaggio, quasi ogni paesaggio del Mediterraneo. È la Corsica, e la GT20, la Grande Traversata della Corsica, la attraversa da nord a sud per circa seicento chilometri e diecimila metri di dislivello complessivo, un tracciato che i corsi chiamano senza falsa modestia l’itinerario cicloturistico per eccellenza dell’isola.
Il viaggio parte da Bastia, antica città genovese aggrappata al fianco della montagna, e si dipana in dodici tappe pensate per alternare fatica e stupore in dosi quasi perfette. La prima giornata conduce a Centuri, porticciolo famoso per la pesca delle aragoste, lungo un tratto ondulato dove il rumore delle onde e il profumo della macchia mediterranea accompagnano la pedalata senza mai chiedere troppo alle gambe. La seconda tappa raggiunge Saint-Florent, antica città romana fortificata oggi diventata rinomata località balneare, sfiorando la sublime cala di Aliso, sabbia bianca e acqua che sembra dipinta.
Il punto più alto dell’intero percorso arriva al Col de Vergio, milleQuattrocentosettantasette metri di quota, vero tetto della traversata dove le gambe presentano il conto di giornate intere passate tra tornanti e salite che non danno tregua. Da qui il paesaggio cambia ancora pelle, aprendosi su vallate interne quasi disabitate, borghi arroccati che sembrano scolpiti direttamente nella roccia e vette che si stagliano contro un cielo quasi sempre limpido.
Scendendo verso sud si attraversano ambienti sempre più selvaggi, fino a Sartène, arroccata con vista sulla regione dell’Alta Rocca e sulle guglie del celebre Col di Bavella. Le ultime tappe corrono lungo il litorale meridionale, tra spiagge deserte difficili da raggiungere e scorci che anticipano il gran finale a Bonifacio, la roccaforte calcarea sospesa sullo stretto che separa la Corsica dalla Sardegna. Chi cerca la sfida pura può affrontare l’intero itinerario in appena cinque tappe cronometrate durante l’evento Corsica Cyclo GT20, ma è la versione cicloturistica in dodici giorni a restare il modo più onesto per lasciarsi sorprendere da un’isola che cambia volto a ogni curva, senza mai ripetersi davvero.











