La Costiera Amalfitana in bicicletta, centosei chilometri dove ogni curva nasconde un tornante e ogni tornante un panorama

Il profumo dei limoneti arriva prima ancora della vista sul mare, e forse è proprio questo il primo indizio che qualcosa, qui, funziona diversamente. L’anello della Costiera Amalfitana misura centosei chilometri, un numero che sulla carta sembra gestibile e che invece diventa tutt’altro non appena la strada comincia a inseguire ogni insenatura della costa, tra borghi aggrappati alla roccia come se rifiutassero, da secoli, di lasciarsi scivolare in mare.

La spina dorsale del percorso è la Statale 163, quarantanove chilometri da Vietri sul Mare fino quasi a Sorrento. I più esperti sanno che conviene partire direttamente da Amalfi, saltando i primi chilometri congestionati verso Salerno, e trovarsi così davanti un tracciato sorprendentemente accessibile, senza i dislivelli feroci che il resto della costiera riserva a chi si spinge più in alto.

Ed è proprio in alto che la Costiera mostra il suo volto meno fotografato. L’anello di Agerola, cinquantasette chilometri, sale fino a un paese rurale sospeso sopra tutto il resto, mentre il Valico di Chiunzi, quarantasei chilometri, regala una fuga dal traffico del lungomare senza rinunciare a nulla in cambio: da lassù il Golfo di Napoli, il Vesuvio e Ravello si mostrano insieme, come se qualcuno avesse disposto apposta il paesaggio per un’unica, perfetta inquadratura.

Ma è tra Amalfi e Positano che il viaggio trova il proprio culmine emotivo, quando il Fiordo di Furore si spalanca all’improvviso, una gola stretta di acque turchesi che pare incisa nella roccia solo per stupire chi arriva in sella. Qui la strada non concede tregua, quasi mai piatta, un rincorrersi ininterrotto di salite e discese che spiega perché molti preferiscano spezzare il viaggio in due o tre giorni, magari con un’e-bike a fare da alleata silenziosa contro la fatica.