Ernest Hemingway lo definì il più bel fiume d’Europa, e chi lo pedala accanto capisce in fretta perché. Il Trebbia si scopre oggi lungo un anello di circa cinquanta chilometri che parte e torna alla stazione ferroviaria di Piacenza, parte del progetto regionale Ciclovie dei Parchi, pensato per intrecciare treno e bicicletta nelle aree protette dell’Emilia-Romagna, senza chiedere gambe da atleta.
Il viaggio parte davanti alla stazione e si infila subito tra i vicoli eleganti del centro storico, con Piazza Cavalli e il suo Palazzo Gotico, le chiese romaniche di Piazza Duomo, l’eco lontana dei Romani che fondarono Piacenza nel 218 avanti Cristo come colonia militare. Superata la città, il paesaggio cambia registro in pochi chilometri: compaiono i primi salici, i campi coltivati, le acque tranquille del fiume che accompagnano la pedalata fino a Gossolengo, porta d’ingresso alla valle vera e propria.
Il tratto più bello si apre dentro il Parco Regionale Fluviale del Trebbia, che protegge circa trenta chilometri del corso d’acqua. Sulla sponda sinistra Rivalta appare con il proprio castello sullo sfondo, e il Bosco di Croara offre ombra e silenzio a chi vuole staccare per qualche minuto. Poco più avanti le rocce ofiolitiche della Pietra Parcellara e della Pietra Perduca spuntano tra le colline verdi come apparizioni geologiche, raggiungibili anche in e-bike, con l’oratorio di Sant’Anna che al tramonto regala un’atmosfera quasi sospesa.
L’anello si chiude a Rivergaro, dove la ciclabile si mescola ai giochi dei bambini e alle tende dei picnic sul lungofiume pedonale, prima di tornare verso Piacenza. Chi vuole allungare l’avventura può proseguire con un itinerario di due giorni verso la Val Tidone, attraversando Bobbio e il canyon scavato nei millenni dal Trebbia, in un lembo di territorio tra Lombardia ed Emilia-Romagna dove cantine e trattorie tradizionali chiudono la giornata nel modo giusto.











