C’è un fiume, in Veneto, che nasce letteralmente dal nulla: acqua piovana filtrata per anni sotto la pianura, che un giorno decide semplicemente di riemergere. Il Sile alimenta così una delle ciclovie più affascinanti d’Italia, cento chilometri che attraversano un territorio rimasto sorprendentemente intatto, quasi ignorato dal turismo di massa, tra le province di Treviso e Venezia.
Il viaggio può partire da Castelfranco Veneto, o più precisamente dalle sorgenti di Fanzolo, proprio di fronte alla palladiana Villa Emo, per raggiungere Treviso seguendo il cosiddetto Sile delle sorgenti. Fino all’Ottocento questo fiume alimentava sessantuno mulini nella sola città, e oggi scorre ancora tra passerelle sospese in legno lungo la suggestiva Via dei Mulini, dove diversi mulini storici sopravvivono come testimoni silenziosi di un’archeologia industriale mai davvero cancellata.
Da Treviso il percorso scivola nel Sile della pianura, toccando Casale sul Sile e Quarto d’Altino, tra oasi naturali, paludi e ville venete che si specchiano sull’acqua. Il fondo alterna sterrato e brevi tratti asfaltati, con pochissimi attraversamenti della viabilità secondaria, e un profilo quasi sempre piatto che apre la ciclovia a famiglie e cicloturisti di ogni livello, senza distinzioni.
Il tratto finale, da Treviso a Portegrandi, chiude idealmente il viaggio ai margini della Laguna di Venezia, dove il fiume si getta attraverso il Taglio del Sile. Chi non vuole ancora fermarsi può deviare verso Jesolo, altri sessantacinque chilometri dentro il Parco Naturale Regionale del Sile fino al mare Adriatico, un finale che intreccia sorgenti, campagna, storia e laguna senza mai perdere di vista l’acqua che ha accompagnato ogni singolo chilometro.











