C’è un tratto di Umbria che sta imparando a rialzarsi una pedalata alla volta, dopo anni segnati dal terremoto che colpì l’Appennino centrale. La Ciclovia del Nera collega Sant’Anatolia di Narco alla Cascata delle Marmore per circa ventotto chilometri, seguendo il corso del fiume Nera lungo un percorso facile, alla portata anche di chi non ha grande esperienza cicloturistica, con appena novanta metri di dislivello complessivo a fare da unico ostacolo.
Il tracciato comincia proprio dove finisce uno dei versanti più spettacolari dell’ex ferrovia Spoleto-Norcia, spesso definita la ferrovia dismessa più bella d’Italia, tra gallerie scavate nella roccia e viadotti sospesi sulla valle. Da Sant’Anatolia di Narco la pedalata scende verso sud, su un fondo che alterna circa il sessanta per cento di strade bianche al restante quaranta per cento di asfalto, perfetto per gravel, mountain bike e ibride, sempre con il rumore dell’acqua a fare da colonna sonora.
Lungo la strada si attraversano borghi che raccontano la Valnerina più autentica, quella che raramente finisce nelle guide turistiche generaliste. Scheggino apre la sequenza, celebre per il tartufo che profuma i suoi ristoranti, prima di Ferentillo, dominato da due fortificazioni e conosciuto per l’inquietante Museo delle Mummie, oltre a una falesia di arrampicata poco fuori dal centro. Il tracciato coincide per lunghi tratti con la Via di Francesco, un incontro naturale tra cicloturismo e cammino spirituale che pochi altri percorsi italiani riescono a offrire con la stessa naturalezza, quasi senza doverci pensare.
Gli ultimi chilometri regalano il momento più intenso dell’intero viaggio. Boschi ombrosi, una piccola galleria, un ponticello che conduce al Belvedere Inferiore, e infine lei, la Cascata delle Marmore, che precipita da centosessantacinque metri come se volesse ricordare a chi è arrivato fin lì perché ne è valsa la pena. Chi vuole allungare l’esperienza può proseguire verso il Lago di Piediluco, circumnavigandolo prima di tornare al punto di partenza, oppure osare la versione più impegnativa, l’Anello della Val Nerina, che sale a centodue chilometri tra paesi medievali e arte diffusa in tutta la vallata. Bike hotel, noleggi e piccole officine stanno spuntando lungo il tragitto, il segno concreto di un territorio che ha scelto il turismo lento come strada per tornare a respirare.











