C’è un acronimo che in bicicletta non ha nulla a che fare con l’opera di Verdi, ma che promette comunque un viaggio da grande scena. AIDA, Alta Italia da Attraversare, è un progetto della Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta che collega il passo del Moncenisio, sul confine francese, a Trieste, per oltre novecento chilometri attraverso Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia.
Dietro il progetto c’è un’idea semplice quanto efficace, unire tracciati già esistenti invece di costruire nuove infrastrutture da zero. Il risultato è un itinerario quasi sempre pianeggiante, appoggiato a percorsi regionali già consolidati come la Via Francigena della Val di Susa, il Canale Cavour, il Naviglio Martesana e la Ciclovia Alpe Adria, capace di toccare le principali città dell’Alta Italia, Torino, Vercelli, Novara, Milano, Brescia, Verona, Vicenza, Padova, Treviso, Venezia, Pordenone e Udine, prima di sciogliersi infine nel mare Adriatico.
Il tracciato si divide naturalmente in due grandi metà. La sezione ovest, da Moncenisio a Verona, misura circa cinquecento chilometri e attraversa Torino, Vercelli, Novara, Milano e Brescia, con due varianti che meritano una deviazione dedicata: l’anello torinese Corona di Delizie, verso le residenze reali sabaude, e l’anello cicloturistico milanese AbbracciaMI, che mostra una Milano inaspettata fatta di parchi, cascine e laghi. La sezione est, da Verona a Trieste, copre gli altri quattrocentotrenta chilometri, in un Nord-Est che rivela il proprio fascino vero non appena ci si allontana dalle strade più trafficate.
Completare l’intero itinerario richiede in genere tra dieci e dodici giorni con buona preparazione fisica o un’e-bike, fino a quindici o venti giorni per chi preferisce un passo più rilassato. La segnaletica tricolore, posata grazie a una raccolta fondi sostenuta dalla comunità cicloturistica, accompagna oggi l’intero percorso da Avigliana fino a Trieste. E chi arriva nel capoluogo giuliano può sempre continuare, verso est lungo la ciclovia Giordano Cottur o verso sud sulla Parenzana, trasformando un viaggio già lungo novecento chilometri in un’avventura che, volendo, non finisce mai davvero.











