Guglie di roccia vulcanica che sembrano crescere dal terreno come funghi giganti, modellate da millenni di vento e pioggia. Benvenuti in Cappadocia, patrimonio Unesco nel cuore dell’Anatolia, dove un giro in bicicletta di circa centottanta chilometri parte da Aksaray e scende verso sud fino a Selime, nella Valle di Ihlara, tra i paesaggi più surreali di tutto il Mediterraneo orientale.
Chi ama l’asfalto trova pane per i propri denti nei percorsi che collegano Kayseri, il monte Erciyes e Develi. Chi invece preferisce sporcarsi le ruote può scegliere tra sette itinerari pensati apposta per la mountain bike, come il tragitto da Ürgüp a Ortahisar, che taglia in mezzo a vigneti perfetti per una sosta rinfrescante, o quello verso la diga di Damsa, dove spuntano chiese rupestri scavate nel decimo secolo, ancora decorate con affreschi che il tempo non è riuscito a cancellare del tutto.
Il Museo all’aperto di Göreme resta il fulcro simbolico della regione, con i primi insediamenti monastici della Cappadocia scolpiti direttamente nella roccia. Poco più in là, la città sotterranea di Derinkuyu sprofonda con i suoi livelli scavati sotto terra, una delle più profonde tra le decine di città ipogee sparse nella zona, costruite secoli fa quando nascondersi nel ventre della montagna era l’unica difesa contro gli invasori.
Qui il viaggio non finisce quando si scende dalla sella. Molti scelgono di dormire in hotel ricavati dentro grotte vere, e all’alba salgono su una mongolfiera per vedere dall’alto i celebri camini delle fate, con quell’immagine ancora stampata negli occhi quando tornano a pedalare. La Turchia, dal canto suo, ha creato una certificazione bike friendly per gli alloggi, che garantisce mappe dettagliate, un menù pensato per chi pedala e attrezzi per le riparazioni, prova concreta di quanto il paese stia scommettendo sul cicloturismo come motore economico.











