In Kirghizistan i cavalli selvaggi si avvicinano incuriositi a chi pedala tra passi a quattromila metri

Ci sono paesi che il cicloturismo non ha ancora davvero scoperto, e il Kirghizistan resta uno dei più sorprendenti tra questi. Schiacciato tra Cina e Kazakistan, questo piccolo stato dell’Asia centrale custodisce la Tian Shan Traverse, quasi mille chilometri di bikepacking attraverso alcune delle montagne meno battute e più spettacolari del pianeta.

Il percorso disegna un arco che parte dall’estremo est del paese e torna verso Bishkek, la capitale, restando quasi sempre sopra i duemila metri. A differenza degli itinerari più conosciuti sulla Via della Seta, che passano da Osh e dalla Pamir Highway più a sud, qui la scelta ricade su un isolamento quasi totale, tra villaggi che si diradano per giorni interi.

Il tratto verso Naryn apre il viaggio con il piede sbagliato, o forse quello giusto per chi cerca davvero l’avventura pura. Servono in media tra i quattro e i sei giorni per completarlo, senza alcuna possibilità di rifornimento lungo la strada. La salita al passo di Dzhuku obbliga spesso a spingere la bicicletta a mano su pendenze impossibili, prima di una steppa collinare senza sentieri riconoscibili, complicata da guadi fluviali non sempre semplici da affrontare.

Poi arriva la ricompensa, ed è generosa quasi quanto la fatica che l’ha preceduta. Passi oltre i quattromila metri, laghi che riflettono le montagne come specchi immobili, valli lunghe dove l’erba corta ricorda un campo da golf naturale. Sono i pascoli estivi dove i nomadi kirghisi vivono ancora nelle yurte tradizionali, insieme alle proprie famiglie e ai propri armenti.

È proprio l’incontro con quelle comunità a restare più impresso a chi ha già affrontato questa traversata. Cavalli curiosi si avvicinano da soli ai campi allestiti per la notte, mentre i pastori offrono spesso ospitalità spontanea a chi si ferma per asciugare i vestiti bagnati, o semplicemente scambiare due parole nonostante barriere linguistiche quasi sempre insormontabili.

Chi preferisce non affrontare l’intero bikepacking in totale autonomia può contare su viaggi organizzati di circa diciassette giorni, con guida e trasporto bagagli al seguito. In entrambi i casi, autonomi o accompagnati, il Kirghizistan continua a offrire una delle poche wilderness ancora autentiche del pianeta, lontana da qualsiasi affollamento turistico e dai circuiti più battuti del cicloturismo internazionale.