C’è un meccanismo quasi invisibile che sta ridisegnando il modo in cui l’Italia costruisce le sue infrastrutture ciclabili, ed è emerso con chiarezza solo di recente. Al vertice mondiale Velo-city 2026, ospitato a Rimini lo scorso giugno, sono stati presentati dati difficili da ignorare: sono i cicloturisti in vacanza, senza saperlo, a finanziare le piste di cui i residenti hanno bisogno tutto l’anno. Un paradosso virtuoso di cui, fino a oggi, in pochi hanno parlato apertamente.
Il punto di partenza è il sesto rapporto Isnart-Legambiente, Viaggiare con la bici 2026, presentato a marzo alla Fiera del Cicloturismo di Padova. I numeri principali circolano già da mesi tra gli addetti ai lavori: quasi quarantanove milioni di presenze cicloturistiche stimate nel 2025, per un impatto economico di 6,4 miliardi di euro sui territori ospitanti. Ma è un dato secondario, sepolto tra le righe del rapporto, a raccontare la vera novità di questa edizione.
Tra il 2019 e il 2025 le unità locali dedicate al noleggio biciclette sono cresciute del quarantasette per cento, spesso con un modello di business che apre più sedi contemporaneamente. Un dato apparentemente tecnico, ma che spiega molto: sindaci e amministratori locali, tradizionalmente più sensibili agli argomenti economici che a quelli ambientali, stanno finalmente trovando una ragione concreta per investire in ciclabili sicure. Non tanto per la salute dei residenti, quanto il ritorno economico generato da chi arriva in vacanza già pedalando.
Se confermato nel tempo, questo meccanismo potrebbe rivelarsi più efficace di qualsiasi campagna di sensibilizzazione ambientale mai lanciata finora. Mostrare a chi decide gli investimenti il conto in cassa di un weekend d’agosto, invece di invocare astrattamente la sostenibilità, sposta la discussione su un terreno molto più pragmatico: quello dei numeri concreti. Le piste costruite per attrarre turisti finiscono così per servire, tutto l’anno, anche chi in bicicletta ci va al lavoro ogni mattina: un effetto collaterale positivo che, a conti fatti, nessuno aveva davvero pianificato a tavolino.











