C’è un paese in Medio Oriente che si lascia attraversare da nord a sud lungo un’unica lunga cicatrice di sterrati e strade secondarie, capace di condensare rovine romane, deserti bianchi e la città più fotografata dell’antichità in un solo viaggio. Il Jordan Bike Trail collega Umm Qais, l’antica Gadara al confine con Israele e Siria, ad Aqaba, sulle rive del Mar Rosso, per settecentotrenta chilometri che non assomigliano mai a se stessi per più di un giorno.
Il viaggio comincia tra dolci colline, uliveti e fattorie del nord, un paesaggio che per un attimo ricorda certi angoli del Mediterraneo europeo, quasi a voler ingannare chi ancora non sa cosa lo aspetta più a sud. Proseguendo, il tracciato taglia gli spettacolari canyon della regione del Mar Morto, poi entra nella Riserva della Biosfera di Dana, celebre per la biodiversità e per un silenzio quasi fisico, prima di arrivare a Mukawir, la fortezza collinare voluta da Erode il Grande, dove la tradizione colloca la decapitazione di Giovanni Battista dopo la danza di Salomè.
Il cuore emotivo del viaggio, però, arriva a Petra. La città nabatea scavata nella roccia rosa già da sola varrebbe il biglietto aereo, ma arrivarci in bicicletta, dopo giorni immersi nel silenzio del deserto, moltiplica l’emozione dell’apparizione del Tesoro tra le pareti strette del Siq. È uno di quegli scorci che, da soli, giustificano l’intero viaggio. Superata Petra, il tracciato tocca il villaggio di Al Shobak, dominato dall’imponente castello crociato che porta lo stesso nome, prima di scivolare verso sud lungo tratti sempre più aridi.
L’ultimo atto si consuma nel Wadi Rum, tra formazioni rocciose monumentali che sembrano scolpite su un altro pianeta, e nel Wadi al Dahek, un semicerchio di scogliere bianche che pochi si aspettano di trovare in territorio giordano. Alcuni tratti attorno al Wadi Rum diventano così sabbiosi da costringere a spingere la bicicletta a mano, ma non serve essere mountain biker consumati per portare a termine il percorso: bastano una gravel o una mountain bike robusta, buone scorte d’acqua e tappe pianificate con attenzione, vista l’escursione termica spesso estrema del deserto. L’ultimo tratto scende infine verso Aqaba, costeggiando le acque calde del Mar Rosso, chiudendo in bellezza uno dei viaggi in bicicletta più intensi che si possano vivere fuori dai confini europei.











