C’è una Toscana che il turismo balneare non mostra quasi mai, nascosta dietro l’immagine da cartolina che tutti conoscono. Il GranDe Tour della Maremma prova a raccontarla per intero: un anello di circa trecentosessanta chilometri, partenza e arrivo a Grosseto, che attraversa la parte sud-occidentale della regione toccando il Monte Amiata, le Colline Metallifere, l’Area del Tufo e la Costa d’Argento, lontano dalle destinazioni toscane già fotografate all’esaurimento.
Dietro il progetto c’è Livia Panella, promotrice ed esperta di cicloturismo che da anni lavora per far emergere una Maremma diversa da quella da spiaggia. Il percorso nasce dall’esperienza di RAMA, azienda attiva dal 1913 al servizio della provincia di Grosseto, con un obiettivo che va dritto al punto: dimostrare che questo territorio esiste anche oltre l’estate, portando i cicloturisti in borghi di poche centinaia di abitanti dove capita di non incrociare nessuno per chilometri.
Il tracciato alterna strade asfaltate a basso traffico a tratti sterrati, attraversando siti archeologici, terme naturali e aree protette. A Saturnia si incontrano le celebri sorgenti sulfuree, mentre Montemerano, Capalbio, il Lago di Burano e Talamone raccontano un litorale diverso, meno battuto, dove pescatori come Paolo, incrociato lungo la strada da chi ha già pedalato l’intero anello, condividono ricordi su un mare che negli anni è cambiato più di quanto si voglia ammettere.
Proseguendo verso l’interno si incontrano Sorano e Pitigliano, le città del tufo, con le loro enigmatiche tombe monumentali etrusche e le vie Cave scavate a mano nella roccia, insieme all’Abbazia di San Bruzio, che si erge secolare nella campagna vicino Magliano in Toscana, come dimenticata lì da qualcuno. Il percorso attraversa anche i borghi minerari dell’alta Maremma, Montieri e Roccatederighi tra gli altri, dove l’estrazione di argento, rame e pirite è proseguita ininterrotta dagli Etruschi fino al 1989. È un viaggio che regala l’incontro con i butteri a cavallo, custodi silenziosi delle tradizioni locali, e la scoperta, pedalata dopo pedalata, di quanto sia vasta e sorprendente una provincia che troppi conoscono solo per un mese all’anno, e solo per il mare.











