Dieci edizioni sono un traguardo raro per un osservatorio sulla mobilità italiana, e quella presentata a Milano lo conferma con numeri precisi. Il rapporto Focus2R, realizzato da Confindustria ANCMA insieme a Legambiente e alla società di consulenza Ambiente Italia, ha fotografato lo stato della mobilità su due ruote in centosette comuni capoluogo di provincia, novantaquattro dei quali hanno fornito dati aggiornati al 2024. All’evento hanno partecipato gli assessori alla mobilità di Milano, Palermo e Roma, segno di quanto il tema sia ormai trasversale alle amministrazioni di ogni colore politico.
Il numero che racconta meglio lo stato delle infrastrutture è la disponibilità media di percorsi ciclabili nei capoluoghi, ferma a 10,39 metri equivalenti ogni cento abitanti. Un dato in leggero calo rispetto al 2023, che però letto su un orizzonte più lungo cambia tono: rispetto a dieci anni fa la crescita sfiora il quarantacinque per cento. L’indice mette insieme piste in sede propria, corsie riservate, percorsi condivisi con i pedoni e zone a velocità moderata, una fotografia che racconta un paese in movimento, anche se a velocità diverse da regione a regione.
Sul fronte della vendita, invece, il quadro si complica. Nel 2024 in Italia sono state vendute circa un milione e trecentocinquantamila biciclette, in linea con la flessione avviata nel 2022. Un paradosso solo apparente: mentre chi compra biciclette diminuisce, la mobilità urbana alternativa all’auto continua a rafforzarsi, come se acquisto e utilizzo quotidiano avessero ormai imboccato strade separate.
Il tono del rapporto, però, resta più critico che celebrativo. Il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, parla di segnali incoraggianti ma di un percorso ancora troppo timido per rispondere davvero alla sfida climatica e garantire sicurezza, mobilità e salute a chi si muove su due ruote. L’automobile continua a farla da padrona, con il sessantuno per cento degli spostamenti complessivi nel 2024. Per cambiare rotta, secondo Legambiente e ANCMA, servono investimenti più coraggiosi in infrastrutture diffuse, un trasporto pubblico locale più forte e la moltiplicazione delle zone a trenta chilometri orari, seguendo modelli già collaudati a Bologna e, più di recente, a Roma.











