Il Bhutan in bicicletta, tra passi himalayani, monasteri buddisti e la corsa che sfida quattro valichi

C’è un piccolo regno incastonato tra le vette dell’Himalaya che ha fatto della felicità nazionale una vera politica di stato, e che riserva a chi arriva in bicicletta un’esperienza lontana anni luce dal turismo di massa. Il Bhutan si pedala tra Paro, Thimphu, Punakha, Phobjikha e Bumthang, le zone ufficialmente considerate più adatte al cicloturismo in un paese dove il traffico resta concentrato quasi solo sulla strada che unisce la capitale al confine indiano.

Chi cerca la sfida più pura ha già un nome scritto in agenda, il Tour of the Dragon, corsa in mountain bike che si estende per oltre duecentosessantotto chilometri da Jakar, nel Bhutan centrale, fino a Thimphu, attraversando quattro passi di alta montagna in un’unica giornata. Non serve però essere atleti per godersi questo paese in sella: la maggior parte dei cicloturisti spezza il viaggio in tappe più umane, dormendo in hotel o guest house lungo il tragitto, con veicoli di supporto pronti a trasportare bagagli quando le gambe chiedono tregua.

Uno dei momenti più intensi per chi viaggia con calma è il Dochula Pass, tremilacentoquaranta metri di quota da cui, nelle giornate limpide, si apre un panorama capace di abbracciare l’intera catena himalayana in un solo sguardo. Proseguendo verso Wangdue e Phobjikha, circa settantasette chilometri, il paesaggio si apre su valli verdi punteggiate da monasteri e villaggi tradizionali, mentre il tratto verso il Pele Pass, tremilaquattrocentoventi metri, mette alla prova anche le gambe più allenate con una salita breve ma decisamente ripida.

In Bhutan, però, il viaggio non finisce mai davvero quando si scende dalla sella. Le tappe si intrecciano spesso con visite a fortezze come il Simtokha Dzong, la più antica del regno, o con la fortuna di capitare durante uno tsechu, i festival religiosi che animano i villaggi in certi periodi dell’anno. Chi sogna vette oltre i cinquemila metri resta deluso, perché l’alpinismo è vietato per rispetto sacrale verso montagne considerate dimora di entità protettrici, un divieto che racconta più di ogni guida turistica quanto qui la natura, e chi la attraversa in bicicletta, debba muoversi in punta di piedi.