Gallerie, viadotti e un secolo di storia, la Regione Umbria investe 20 milioni sull’ex ferrovia Spoleto Norcia

Entrare nella galleria Caprareccia in bici è un’esperienza che non si dimentica. Il buio vi avvolge, la luce frontale illumina la roccia umida e il tunnel curva, curva ancora, come se non finisse mai. Quando riemergete, la Valnerina vi si apre davanti. Per anni questa emozione è stata negata a molti, ma adesso qualcosa si muove.

La Regione Umbria ha stanziato 20 milioni di euro per l’ex ferrovia Spoleto Norcia. Il piano, presentato a fine giugno 2026, vuole restituire alla ciclabile il ruolo che merita. Si lavorerà sulla sicurezza, sul recupero dei vecchi edifici e sulla promozione turistica. L’obiettivo è trasformarla in un grande corridoio di turismo lento.

Il primo cantiere è partito proprio lì, dove batte il cuore del percorso. Dal 29 giugno si lavora tra la Caprareccia e Sant’Anatolia di Narco, per circa nove mesi. Le gallerie vengono consolidate e lungo le pareti arrivano barriere contro la caduta di massi. Un’attesa lunga, ma necessaria per tornare a pedalare in sicurezza.

Anche il resto della linea è in movimento. Tra Casale Volpetti e Serravalle di Norcia si ricostruiscono sei ponti crollati. Tra Piedipaterno e Casale Volpetti è in corso la gara per assegnare i lavori, mentre per la galleria di San Martino si sta completando il progetto. A Sant’Anatolia di Narco era previsto per settembre l’avvio di un nuovo sovrappasso.

E poi c’è un sogno che prende forma. Sette stazioni abbandonate, undici caselli e cinque edifici tecnici torneranno a nuova vita. Molti diventeranno luoghi di accoglienza per chi arriva in sella o con lo zaino. Immaginate di dormire in una vecchia stazione di montagna, a pochi passi dai binari che non ci sono più.

Questa ferrovia ha una storia che merita di essere raccontata. Fu inaugurata il primo novembre 1926, su progetto dell’ingegnere svizzero Erwin Thomann, lo stesso della ferrovia del Lötschberg. In 51 chilometri contava 19 gallerie e 24 tra ponti e viadotti. La Caprareccia, lunga oltre 1.900 metri, si avvolge a spirale dentro la montagna per vincere il dislivello.

Il 31 luglio 1968 passò l’ultimo treno. Molti anni dopo, sul vecchio tracciato nacque la ciclabile, e subito arrivarono ciclisti da tutta Europa. Poi, il 30 ottobre 2016, il terremoto colpì la Valnerina e ferì anche la ferrovia, danneggiando stazioni e imbocchi delle gallerie. Da allora il percorso vive a pezzi.

Se volete andarci adesso, preparatevi con cura. Alcuni tratti sono aperti, altri sono chiusi, e la mappa cambia con i cantieri. Controllate gli aggiornamenti di Umbria Mobilità prima di partire. E portate una luce potente, perché nelle gallerie il buio è totale.