Fino a cent’anni fa qui c’era il mare aperto, oggi questo lago olandese si gira tutto in bicicletta in una settimana

Le vecchie mappe raccontano un’Olanda che oggi non esiste più. Dove adesso si specchia placido l’IJsselmeer, fino agli anni Trenta del secolo scorso si apriva lo Zuiderzee, un braccio di mare collegato direttamente al mare del Nord. Poi gli olandesi, da sempre più abituati a negoziare con l’acqua che con i vicini di casa, decisero di sbarrargli la strada con una diga e trasformarlo in un placido lago d’acqua dolce. Attorno a quella metamorfosi corre oggi uno dei percorsi cicloturistici più amati d’Europa.

Il tragitto misura circa 440 chilometri, distribuiti su otto tappe ufficiali che chiunque può comunque allungare o accorciare a piacimento, grazie alla fitta rete di collegamenti secondari tipica dei Paesi Bassi. Si parte e si torna quasi sempre a due passi dalla stazione centrale di Amsterdam, anche se chi preferisce evitare il traffico della capitale può partire direttamente da Hoorn, Medemblik o Workum.

I primi chilometri scivolano tra cittadine che nei secoli d’oro olandesi commerciavano a stretto contatto con la Compagnia delle Indie Orientali, quando lo Zuiderzee era ancora un porto naturale spalancato sul mondo. Le case a schiera colorate e i piccoli musei marittimi che punteggiano la strada raccontano ancora bene cosa significasse vivere sotto quel traffico navale così intenso.

Poi arriva il momento che nessun ciclista dimentica facilmente. L’Afsluitdijk, la diga costruita nel secolo scorso per fermare il mare, si attraversa tutta d’un fiato per trentadue chilometri dritti come una riga tracciata al righello, con l’acqua salata del mare del Nord da un lato e quella dolce dell’IJsselmeer dall’altro. Pochi altri tratti ciclabili in Europa regalano una sensazione così netta di pedalare sospesi tra due mondi liquidi diversi.

Dall’altra parte della diga il paesaggio cambia carattere quasi all’improvviso. Polder che si perdono a vista d’occhio, fattorie dal tetto di paglia rimaste identiche da generazioni, e Schokland, un’ex isola oggi ridotta a un lieve rilievo in mezzo alla pianura, custodiscono resti archeologici di una comunità un tempo isolata dalle acque dello Zuiderzee.

Il fondo resta quasi ovunque asfaltato e curato, come vuole la tradizione olandese, mentre il dislivello è praticamente assente per l’intero viaggio. Forse è proprio questo il vero segreto della Zuiderzee Route, un paesaggio che cambia in continuazione tra storia mercantile, ingegneria idraulica e villaggi di pescatori, senza mai chiedere alle gambe uno sforzo superiore a quello di una tranquilla pedalata in pianura padana.