Dal Garda a Mantova lungo il Mincio, la pedalata che vi farà dimenticare l’orologio

Il primo colpo di pedale lo darete con il lago alle spalle. Davanti, un fiume verde e trasparente scivola verso sud. Nessuna salita all’orizzonte, nessuna auto alle calcagna. Solo 43,5 chilometri di pianura che separano Peschiera del Garda da Mantova.

Peschiera vi lascia andare con un ultimo abbraccio di pietra. Le sue mura veneziane escono dall’acqua come la prua di una nave. Sono patrimonio UNESCO dal 2017. Due secoli fa gli austriaci le trasformarono in un vertice del Quadrilatero, e voi ne state per percorrere un lato intero.

Bastano pochi minuti e la città svanisce. Restano il fruscio dei canneti, il ronzio delle ruote sull’asfalto, il fiume che vi tiene compagnia. A Salionze una diga regola il respiro del Garda. Voi, invece, respirate finalmente piano.

Poi succede qualcosa. La pista piega, gli alberi si aprono e appare Borghetto. Mulini ad acqua, ponticelli di legno, case color ocra specchiate nella corrente. Vi fermerete senza deciderlo, perché certi posti frenano da soli.

Sopra le vostre teste corre un colosso di pietra lungo circa 650 metri. È il ponte visconteo, voluto da Gian Galeazzo Visconti alla fine del Trecento. Non era solo un ponte ma una diga, pensata per rubare il fiume a Mantova e lasciarla a secco. Il piano fallì, e oggi quel gigante ferito è tra i monumenti che il mondo ha scelto di proteggere.

A questo punto lo stomaco reclama la sua parte. Valeggio sul Mincio custodisce una leggenda d’amore chiusa in un tortellino sottile come seta. La chiamano il nodo d’amore, e in paese ogni tavola la racconta a modo suo. Dal colle il castello scaligero vi guarda ordinare il bis.

Ripartire sarà la vera salita della giornata. Poi gli argini si stendono nella campagna mantovana, lunghi e dritti come binari. Un airone si stacca da un fosso e plana davanti alla ruota. Il silenzio qui ha un suono preciso, fatto di acqua e di vento.

E poi, il finale. Il fiume si allarga, rallenta, diventa lago. Oltre l’acqua spuntano torri e cupole, il castello di San Giorgio riflesso come in un sogno. Mantova vi appare così, sospesa, e capirete perché dal 2008 il mondo la considera un patrimonio.

Un giorno basta per arrivare, ma due vi faranno innamorare. Per il ritorno potete rifare la strada al contrario o salire in treno, con un cambio a Verona. Scegliete la primavera o l’autunno, quando la luce sul fiume diventa oro. Il resto lo farà il Mincio.