C’è un modo insolito per misurare quanto sia importante un fiume. Basta guardare quante cose portano il suo nome. Il Ticino ne ha battezzate parecchie, a cominciare da un intero cantone svizzero. Nasce tra le montagne elvetiche, scende attraverso il Lago Maggiore, ed entra in Italia per diventare protagonista della più grande area fluviale protetta d’Europa.
Il confine si attraversa senza dogana, tra Sesto Calende e Castelletto Ticino, dove il fiume lascia il lago e riprende il proprio corso verso sud. Da lì comincia un viaggio lungo oltre cento chilometri, attraverso le province di Varese, Novara, Milano e Pavia, fino a confondersi con le acque del Po presso il ponte della Becca. La ciclabile che ne segue le tracce misura circa 98 chilometri, quasi tutti pianeggianti, ed è diventata negli anni una delle gite in bicicletta più amate della Lombardia.
Attorno a quel corso d’acqua si estende un territorio che di ordinario ha ben poco. Il Parco della Valle del Ticino, Riserva della Biosfera Unesco, porta ufficialmente il titolo di area fluviale protetta più grande d’Europa. Un dato basta a dare la misura della sua estensione. Oltre 750 chilometri di sentieri ciclo pedonali, di cui più di cento corrono lungo le antiche alzaie dei navigli.
Chi parte da Sesto Calende non deve pedalare molto prima della prima sorpresa. A Golasecca si trova la Necropoli del Monsorino, il sito che ha dato il nome a un’intera civiltà dell’età del ferro, la cultura di Golasecca, tra le testimonianze archeologiche più rilevanti del nord Italia. In pochi chilometri, il paesaggio naturale lascia spazio a un pezzo di storia antica che pochi si aspettano di incontrare pedalando.
La strada prosegue alternando asfalto e brevi tratti sterrati, cambiando sponda con regolarità e regalando ogni volta un punto di vista diverso su borghi silenziosi, ville nobiliari e piccole chiese di campagna. Tra il Naviglio Grande e quello di Bereguardo si scorrono le residenze che un tempo appartenevano alla nobiltà milanese, fino al borgo di Morimondo, dove l’abbazia cistercense resta forse il punto più fotografato di tutto il viaggio.
Ancora pochi chilometri e arriva un’altra sorpresa, il Ponte delle barche, una passerella galleggiante fatta interamente di chiatte, diventata negli anni anche scenario per produzioni cinematografiche. Da lì l’ultimo tratto porta fino alle porte di Pavia, attraverso lo storico Ponte Coperto, con il Castello Visconteo ad accogliere i ciclisti, circondato da un parco che un tempo lo univa direttamente alla Certosa.
Chi ha ancora energie da spendere può proseguire oltre Pavia lungo la Ciclovia VenTo, di cui questo tratto rappresenta di fatto il primo capitolo. Chi invece si accontenta di due giorni tranquilli, scanditi da soste tra un’abbazia e un ponte di barche, trova comunque motivo sufficiente per capire perché questa ciclabile continui, stagione dopo stagione, a essere una delle preferite di chi vive a Milano e cerca la natura a un passo da casa.











