C’è un componente della bicicletta che decide più di ogni altro come ci si sentirà in sella, e non è né il telaio né il cambio. È la larghezza dei copertoni, un dettaglio che chi si avvicina al gravel tende a trascurare, distratto da scelte più appariscenti come il colore del telaio o il marchio del gruppo. Sul mercato le sezioni oggi disponibili vanno da trentadue millimetri fino a superare i cinquanta, e la misura giusta dipende quasi solo dal terreno che si affronta più spesso, non dalla gomma che monta il compagno di uscita del sabato.
Per non perdersi tra i numeri stampati sui fianchi dei copertoni, conviene imparare a leggere lo standard ETRTO, il sistema più affidabile per capire davvero cosa si sta comprando. Una sigla come 40-622 dice tutto in due cifre. Quaranta indica la larghezza reale in millimetri, seicentoventidue il diametro interno, il dato che decide se quel copertone entrerà o meno sul proprio cerchio. Il 700c, standard più diffuso su strada e gravel, corrisponde a questo stesso diametro, mentre il 650b, più piccolo, apre la porta a gomme più larghe e a un volume d’aria maggiore.
Il meccanismo di fondo, una volta capito, sembra quasi ovvio. Una sezione più larga permette pressioni più basse, e pressioni più basse significano più superficie di contatto con il terreno, quindi più aderenza e più capacità di assorbire le asperità. Chi vive principalmente su asfalto o strade bianche compatte trova nelle misure più strette, tra trentadue e quaranta millimetri, il compromesso perfetto tra leggerezza e scorrevolezza, un vantaggio che pesa parecchio dopo ore di pedalata su un cicloviaggio lungo. Chi invece gareggia in ciclocross con la propria gravel deve fare i conti con un limite non negoziabile, trentacinque millimetri, oltre i quali la bicicletta esce semplicemente dal regolamento.
I quaranta millimetri restano, secondo i tecnici del settore, il numero magico che bilancia affidabilità, comfort e prestazioni su fondi diversi, dall’asfalto allo sterrato più grezzo. Oltre i quarantacinque si entra in territorio di mountain bike leggera, pensato per chi vive di sentieri sconnessi e fango vero, con alcuni produttori che spingono le proprie sezioni fino ai cinquanta millimetri, quasi al confine tra gravel estrema e MTB. Ma prima di comprare qualsiasi copertone bisogna misurare, non immaginare. Uno spazio insufficiente tra i foderi, controllabile con un semplice metro o consultando le specifiche del produttore, può trasformare un acquisto in un problema, con una gomma che sfrega o che semplicemente non entra nel telaio.
Anche la mescola e il disegno del battistrada contano quanto la larghezza stessa. Le gomme da strada toccano durezze fino a settanta Shore, mentre quelle gravel scendono tra quarantadue e cinquantacinque, un compromesso continuo tra grip e usura che ogni ciclista finisce per imparare sulle proprie gomme, spesso dopo averle consumate più in fretta del previsto. Un tassello fitto, basso e ravvicinato scorre meglio su fondi duri e compatti, mentre tasselli alti e distanziati regalano più trazione su fango e terreno sciolto, a costo di un po’ di scorrevolezza su asfalto.
Conta infine anche la configurazione della camera. Chi monta tubeless può scendere a pressioni più basse senza temere pizzicature contro il cerchio, un margine di manovra che con la camera d’aria tradizionale va gestito con più cautela. Alla fine, come capita spesso nel cicloturismo, la scelta giusta resta sempre un equilibrio personale tra quanto si vuole andare veloci e quanto si vuole restare sicuri quando il fondo smette di essere prevedibile.











