Molti cicloturisti passano ore a controllare gomme, catena e borse, e dimenticano l’organo più esposto durante un intero viaggio in sella, la pelle. Pedalare per ore sotto il sole significa esporsi a raggi ultravioletti in modo continuativo, spesso senza accorgersene fino a sera, quando bruciore e rossore arrivano a ricordarlo nel modo più fastidioso possibile.
Scegliere la crema solare giusta comincia dal capire due categorie di filtri che si comportano in modo molto diverso. I filtri minerali, a base di ossido di zinco e biossido di titanio, funzionano come una barriera fisica che riflette i raggi UV, agiscono da subito e irritano meno le pelli sensibili, anche se tendono a lasciare quel leggero velo bianco che molti detestano. I filtri chimici, assorbiti dalla pelle, catturano i raggi trasformandoli in calore, risultano più leggeri e trasparenti, ma vanno applicati almeno quindici o venti minuti prima di uscire, perché hanno bisogno di tempo per attivarsi.
Per lo sport all’aperto, la protezione solare dovrebbe garantire sempre un fattore SPF trenta o superiore, con schermatura ad ampio spettro contro UVA e UVB, oltre a una resistenza dichiarata a sudore e acqua. C’è però un dettaglio che si dimentica spesso: anche i prodotti più resistenti perdono efficacia con vento e sfregamento continuo, motivo per cui i dermatologi consigliano di riapplicare la crema ogni due ore, o ancora più spesso nelle giornate calde e sudate.
Ci sono poi zone del corpo che, per la posizione tipica in sella, prendono più sole delle altre e vengono regolarmente dimenticate durante l’applicazione, nuca, dietro le orecchie e retro delle gambe su tutte. Chi preferisce affidarsi meno alla crema e più all’abbigliamento può orientarsi su tessuti con fattore di protezione UPF integrato, capaci di bloccare gran parte delle radiazioni pur restando traspiranti, oppure su manicotti removibili facili da tenere in tasca e indossare solo quando serve davvero. Occhiali con lenti protettive dai raggi UV e un casco con visiera completano il quadro, mentre programmare le uscite più lunghe al mattino presto o nel tardo pomeriggio resta il modo più semplice per ridurre l’esposizione complessiva, senza dover rinunciare a un solo chilometro di strada.











