Cancelli e massi bloccano la Ciclovia Adriatica appena inaugurata, la provincia di Foggia chiede l’intervento della Prefettura

Ci sono inaugurazioni che durano il tempo di un taglio del nastro, e la Ciclovia Adriatica nel tratto foggiano rischia di finire proprio in questa categoria. Consegnata da poche settimane alla comunità con i suoi ottantotto chilometri, si è ritrovata sbarrata da cancelli chiusi con filo di ferro, corde e lucchetti, come se qualcuno avesse deciso di riprendersi in fretta ciò che era appena stato reso pubblico. A peggiorare il quadro, in alcuni punti del percorso sono spuntati anche due massi di grandi dimensioni, piazzati proprio al centro della sede ciclabile.

Le prime segnalazioni sono arrivate da chi ha provato a percorrere il tracciato nei giorni successivi all’apertura, trovandosi davanti ostacoli fisici su un’infrastruttura pensata, almeno sulla carta, per essere libera e continua. La Provincia di Foggia, competente per il tratto già completato, ha ricevuto le stesse fotografie e ha girato la questione alla Prefettura, non disponendo di una propria polizia capace di intervenire direttamente. Il presidente della Provincia, Giuseppe Nobiletti, ha usato parole nette. Sconcertante, non ha senso, chi ha fatto questo penalizza il proprio stesso territorio.

Sull’origine dei blocchi restano più ipotesi aperte. I cancelli potrebbero nascere da un’esigenza pratica, recintare pascoli nelle vicinanze del tracciato, un attrito frequente quando una vecchia ferrovia dismessa torna a nuova vita come pista ciclabile, dopo anni in cui quegli stessi spazi erano stati usati liberamente da chi ci viveva accanto. I massi, però, raccontano tutt’altra storia, più vicina al dispetto voluto che a una necessità concreta. Toccherà ora alle forze dell’ordine, chiamate in causa su richiesta della Provincia, ricostruire cosa sia successo davvero.

La vicenda si intreccia con un secondo problema, venuto a galla quasi in contemporanea grazie al sopralluogo di un gruppo di volontari cicloturisti locali. Il tratto della ciclovia che attraversa la Statale 89 non sarebbe ancora davvero continuo. La segnaletica installata oggi, spiegano, porta chi pedala a credere di dover attraversare la statale per proseguire, un passaggio tutt’altro che sicuro, mentre i chilometri realizzati oltre quel punto risulterebbero raggiungibili solo scavalcando un guardrail e attraversando terreni agricoli, senza un solo cartello a indicare la strada giusta.

Messi insieme, questi episodi raccontano qualcosa che va oltre la singola disavventura. Inaugurare un’opera, per quanto attesa, non basta a renderla davvero utilizzabile. Senza segnaletica chiara, servizi lungo il percorso e una gestione capace di reagire in fretta quando le cose vanno storte, un’infrastruttura pensata per unire un territorio rischia di trasformarsi, chilometro dopo chilometro, in un percorso a ostacoli che allontana proprio chi dovrebbe percorrerla.