C’è un’isola nell’arcipelago indonesiano che il turismo di massa ha reso celebre soprattutto per le spiagge, spesso più modeste di quanto la fama suggerisca, e che invece riserva il proprio volto più autentico a chi la esplora in sella, lontano dal litorale affollato. Bali custodisce oltre ventimila templi induisti, unica isola di fede indù in un paese a maggioranza musulmana, e questa densità quasi incredibile di luoghi sacri trasforma ogni pedalata in un susseguirsi ininterrotto di piccole scoperte architettoniche.
Ubud resta il punto di partenza classico per chi vuole conoscere l’isola dalla sella, cuore culturale e artistico di Bali fin dai tempi coloniali. Da qui un itinerario ad anello di circa trentacinque chilometri, percorribile in due ore e mezza, sale dolcemente verso nord lungo la Jalan Raya Andong, attraversando templi e villaggi fino alle celebri risaie terrazzate di Tegalalang, tra le più fotografate dell’intera isola. I primi chilometri risultano piuttosto trafficati, soprattutto di motorini che sfrecciano da ogni direzione senza troppe regole, e vale la pena ricordare un dettaglio che spiazza molti viaggiatori europei. A Bali, come nel Regno Unito, si tiene la sinistra.
Chi preferisce affidarsi a un’esperienza guidata trova numerosi tour che partono dall’altopiano di Kintamani, affacciato sul vulcano Gunung Batur e sull’omonimo lago. Da lassù si scende per circa trenta chilometri quasi interamente in discesa, tra piantagioni di caffè, case private balinesi e villaggi dove tradizioni e cerimonie religiose scandiscono ancora il ritmo della vita quotidiana, mentre campi coltivati e lembi di giungla si alternano senza soluzione di continuità, come se il paesaggio non riuscisse a decidersi su cosa essere.
Bali, però, non è terreno per cicloturisti alle prime armi, specialmente per chi fatica a reggere caldo intenso e umidità tropicale. Il periodo migliore resta la stagione secca, da aprile a novembre, quando il rischio di piogge improvvise cala sensibilmente. Nonostante le difficoltà climatiche, un viaggio in bicicletta resta uno dei modi più onesti per vivere l’isola lontano dalle rotte più battute, tra vulcani ancora attivi, terrazzamenti di riso e una spiritualità che qui permea letteralmente ogni angolo del paesaggio, anche quello che dal finestrino di un pullman turistico non si vede mai.











