C’è un momento, pedalando qui, in cui smetti di capire dove finisce il cielo e comincia la terra. Il bianco è così totale, così assoluto, che l’orizzonte semplicemente scompare, inghiottito da un deserto di sale che è il più esteso al mondo. Attraversarlo in bicicletta significa partire dalla città di Uyuni e affrontare circa settanta chilometri fino all’Isla Incahuasi, un affioramento roccioso coperto di cactus giganti che emerge dal nulla come un miraggio diventato improvvisamente concreto.
Chi arriva dal Cile, dopo aver già lasciato dietro di sé il deserto di Atacama, si ritrova davanti a un’impresa ben più lunga: oltre cinquecento chilometri tra deserti, geyser e formazioni rocciose così surreali da aver preso in prestito il nome di Salvador Dalí per battezzare un intero tratto del percorso. Solo il segmento tra il confine boliviano e Chuvica, dove il salar comincia sul serio, richiede centotrentatré chilometri e almeno due giorni pieni, spesso su piste di sabbia dove le ruote affondano e spingere la bicicletta a mano smette di essere una possibilità per diventare l’unica strada.
L’altitudine, qui, non molla mai la presa. Si pedala quasi sempre sopra i tremilaseicento metri, e certe salite a quattromilasettecento fanno sembrare ridicola qualunque collina europea si sia mai affrontata prima. Le notti scendono sotto lo zero anche nel pieno della stagione secca, mentre di giorno il sole rimbalza sul sale con una violenza inaspettata, capace di scottare in poche ore chi non ha pensato a crema solare, burro cacao e una bandana per proteggere il viso dal vento e dal riverbero.
Poi arrivano le sorprese che rendono ogni fatica sensata: lagune colorate popolate da fenicotteri rosa, vigogne che pascolano senza degnare di uno sguardo chi passa, piscine termali naturali dove concedersi una tregua dopo giorni di solitudine quasi totale. Tra gennaio e marzo, la stagione delle piogge trasforma il salar in uno specchio d’acqua perfetto, capace di riflettere il cielo come nessun altro luogo al mondo, uno spettacolo bellissimo da vedere e impossibile da attraversare in sella. Chi si mette in viaggio qui lo fa quasi sempre da solo, portando con sé tenda, sacco a pelo, cibo e acqua per giorni interi, perché fuori dai pochi villaggi sparsi non esiste letteralmente nulla ad aspettarti.











