Attraversare la Namibia in bicicletta, milleduecento chilometri nel deserto più antico del mondo

C’è un deserto in Africa dove il silenzio pesa quanto la sabbia sotto le ruote, e dove chi si avventura in bicicletta può non incrociare un solo altro cicloviaggiatore per settimane. Il Namib, considerato il deserto più antico del pianeta, si attraversa da Cape Town a Swakopmund, sulla costa atlantica namibiana, per circa milleduecento chilometri e ottomila metri di dislivello, sempre in completa autosufficienza.

Qui la preparazione richiesta non assomiglia a nessun’altra destinazione cicloturistica europea. Il fondo è quasi sempre sabbioso, con lunghi tratti di pista sterrata corrugata capaci di mettere in crisi anche una gravel ben allestita, mentre il termometro può oscillare in modo brutale tra il giorno e la notte. Ma la vera prova non è la sabbia, è l’acqua. Chilometri e chilometri senza una sola fonte, dove pianificare ogni tappa nel dettaglio smette di essere una questione di allenamento e diventa pura sopravvivenza.

Chi preferisce assaggiare il deserto senza affrontarlo tutto intero può scegliere tappe più brevi, trenta o cinquanta chilometri, come quella da Okahandja verso il Damaraland, in discesa su sterrato, o il tratto che tocca il Rock Arch, il Bushman’s Paradise e le pitture rupestri di Twyfelfontein, testimonianza silenziosa di comunità che vivevano qui migliaia di anni prima che qualcuno pensasse a una bicicletta. Il Parco Namib Naukluft regala invece uno degli spettacoli più fotografati di tutta l’Africa australe, le dune rosse di Sossusvlei, che all’alba si accendono di sfumature che cambiano quasi a ogni minuto, come se il deserto stesso respirasse.

Swakopmund, con le sue vestigia dell’architettura coloniale tedesca ancora intatte, segna spesso l’inizio o la fine dei viaggi più lunghi, e da qui la strada porta fino a Spitzkoppe, dove enormi massi di granito sembrano sculture dimenticate nel nulla da qualche gigante distratto. Il periodo migliore resta tra aprile e settembre, quando le temperature diurne si fanno più clementi. Non è un viaggio pensato per chi cerca comodità. È pensato per chi vuole scoprire, un chilometro alla volta, uno degli angoli più remoti e silenziosi che il pianeta abbia ancora da offrire a chi ha il coraggio di cercarlo.