A due passi dal Colosseo comincia una strada che i romani chiamavano già Regina, e la storia gli ha dato ragione

Immaginate di salire in sella e ritrovarvi, nel giro di pochi pedali, dentro un’epoca diversa. Succede davvero a Porta San Sebastiano, dove comincia la strada che duemilatrecento anni fa i romani battezzarono con il titolo più altisonante a disposizione, Regina Viarum, la regina delle strade. Appio Claudio Cieco la volle nel 312 avanti Cristo per collegare la capitale al porto di Brindisi, e ancora oggi il suo tratto iniziale resta uno dei rari posti al mondo dove pedalare significa attraversare secoli, uno via l’altro, senza mai scendere dai pedali.

Il tracciato ciclabile più semplice copre circa sedici chilometri, dalle mura Aureliane fino a Santa Maria delle Mole, ricalcando esattamente le prime undici miglia romane della via originaria. Sotto le ruote si alternano asfalto moderno e sampietrini autentici, consumati da duemila anni di carri, legioni e, da qualche decennio, anche biciclette. Nei giorni festivi le auto quasi spariscono del tutto, e la strada torna a somigliare a quella che conoscevano i romani, minus le legioni in marcia.

Non serve pedalare a lungo prima del primo incontro ravvicinato con la storia. Le Catacombe di San Callisto emergono dopo appena pochi chilometri, uno dei cimiteri sotterranei più vasti della Roma cristiana antica. Poco più avanti, al quinto miglio, si apre la Villa dei Quintili, talmente sontuosa da spingere gli imperatori successivi a confiscarla direttamente ai due fratelli che l’avevano fatta costruire. Una specie di monito, ancora oggi leggibile tra le pietre, su cosa significasse davvero esagerare con il lusso nell’antica Roma.

Chi cerca un tratto più selvaggio può abbandonare per un momento la via principale e infilarsi nella Valle della Caffarella, scavata nei millenni dal piccolo fiume Almone. È una delle aree verdi urbane più estese d’Europa, e nasconde ancora il Ninfeo di Egeria, del secondo secolo dopo Cristo, insieme a un intrico di sentieri sterrati dove il rumore della città sembra improvvisamente appartenere a un altro pianeta.

Da pochi mesi c’è un motivo in più per venire a vederla con i propri occhi, non solo con quelli della memoria. L’Appia Antica è entrata ufficialmente tra i siti Unesco, un riconoscimento che consacra ciò che chi la pedala sapeva già da tempo, ovvero che poche infrastrutture al mondo sono riuscite a restare vive, seppure a tratti, per oltre duemila anni consecutivi di storia ininterrotta.

Chi ha ambizioni più grandi del solo tratto capitolino può in teoria seguire il tracciato antico fino a Brindisi, oltre seicento chilometri secondo alcune ricostruzioni storiche. Resta però un’impresa più immaginata che davvero attrezzata per il cicloturismo moderno. Per tutti gli altri, il tratto romano basta e avanza, con biciclette a noleggio disponibili al Centro Servizi del parco e la certezza, arrivati a Santa Maria delle Mole, di aver pedalato dentro un pezzo di storia vera, non ricostruita per l’occasione.