Randolomitics – la sfida ciclistica sulle Dolomiti

Randolomitics – la sfida ciclistica sulle Dolomiti

Pier Carapelli ha scritto a Cicloturismo il racconto della Randolomitics che ha affrontato lo scorso 8 Luglio - mesi di allenamento per portare a term

Pier Carapelli ha scritto a Cicloturismo il racconto della Randolomitics che ha affrontato lo scorso 8 Luglio – mesi di allenamento per portare a termine una delle più ardue sfide del ciclismo italiano arrivato alla 4° edizione!

Spesso nel corso della vita ci troviamo a dover gestire involontariamente delle sfide che ci mettono alla prova, nel lavoro, negli affetti, nella salute.

Altre volte invece siamo noi che cerchiamo volutamente la sfida, quel qualcosa che ci serve e/o vogliamo per capire realmente qual è il nostro limite o se riusciremo a oltrepassare quella soglia che già conosciamo ed abbiamo provato.

Il ciclismo, per questo, offre le migliori occasioni, dalle semplice salitella dietro casa per il neofita, alla prima GF, al primo “muro” dei 100km, alla lunga distanza che hai sempre pensato come irraggiungibile.

 

Allora inizi a cercare cosa puoi fare, dove puoi buttare “il cuore oltre l’ostacolo”, quale percorso vuoi affrontare per sfamare la tua smania. Trovi allora una randonnè nelle Dolomiti, fra le valli di Fiemme e Fassa, che abbina ad un chilometraggio elevato un altimetria di tutto rispetto, ben superiore alle più blasonate e pubblicizzate estreme del periodo estivo. Il tutto poi deve essere eseguito in modalità “self supported”, dai rifornimenti, al rispetto del percorso, agli inconvenienti tecnici. Se “scoppi” non c’è il camion scopa che ti riporta al traguardo, quindi o ti sai gestire e rientri o chiami qualche parente che ti recuperi.

Nasce così, giorno dopo giorno, la tua nuova sfida, 246 km da affrontare su un dislivello positivo di oltre 6.500 m, affrontando i più bei passi delle Dolomiti : Valles, Fedaia, Sella, Gardena, Valparola, Falzarego, Pordoi, Costalunga e Pampeago…da fare tutti d’un fiato.

Inizi quindi a prepararti con la testa rivolta alla data fatidica, 8 luglio, per tutto l’inverno segui in maniera assidua il tuo programma basato sulla resistenza alla lunga distanza, esci sotto l’acqua, il vento, il freddo, per rendere compatibile tutto questo col lavoro e la famiglia togli ore al sonno, ti svegli alle 05.00/05.30, inforchi la tua bici e via parti a digiuno per eseguire il tuo workout prima di recarti a lavoro.

Il chilometraggio mensile aumenta progressivamente, così come il dislivello, consapevole comunque che mai potrai replicare quanto dovrai affrontare in quella giornata. L’altitudine delle tue zone non ti consente di superare i 1.600m quindi difficilmente riuscirai a simulare l’affanno da area rarefatta. Però continui a testa bassa a prepararti, il freddo, il vento, gli orari assurdi, la fatica non ti fermano. La testa è già là da tempo, proiettata all’8 Luglio.

Finalmente arriva il giorno fatidico, scalpiti dalla voglia di (ri)vedere quei posti fantastici, luoghi che ogni ciclista dovrebbe percorrere almeno una volta nella vita, strade con tenuta ottimale, paesaggi mozzafiato, pendenze incredibili, salite interminabili.

Prepari la bicicletta ad hoc per la distanza che ti aspetta, rapporti corti (32/11), doppie borracce, powerbank per ricaricare i vari dispositivi (il tempo stimato è di circa 13 ore, non riuscirebbero a rimanere carichi tutto quel tempo), doppie camere d’aria e, infine, alimentazione e integrazione per evitare le devastanti crisi di fame.

 

Un evento del genere non si affronta come una gran fondo, la mente deve essere proiettata alla fine, devi essere costantemente consapevole di ciò che ancora ti attende, una salita spinta troppo potrebbe voler dire “esplodere” col rischio di fermarsi. Ecco che allora adegui anche i tuoi parametri di pedalata, via la velocità dalla schermata del GPS, a vista invece frequenza e potenza, due parametri che se rispettati e mantenuti dentro i propri riferimenti, ti consentono di mettere al sicuro la tenuta sulla lunga distanza.

Partenza di prima mattina (ore 06.30), i primi chilometri scorrono veloci poi arrivano le prime salite, Valles con il suo tratto finale ripido, il Fedaia, duro e ingannatore, i primi chilometri non hanno niente a che vedere con gli ultimi 4, il fantastico Sella dove non puoi non scattare delle foto, sarebbe un’eresia, il Gardena con la sua bellissima vista, il Valparola.

Le ore di pedalata a questo punto iniziano ad essere tante, le salite iniziano a farsi sentire, il caldo è a volte opprimente, fortunatamente le fontane sono frequenti e con acqua fresca, il rischio disidratazione è scongiurato. La sudorazione è altissima, il picco di temperatura sul Pordoi con 36° intorno alle ore 15.00, ma in alta montagna non dovrebbe essere fresco!! Le ore passano, la 9^ ora si sta avvicinando e ancora mancano all’arrivo circa 70 km con oltre 1.500 m di dislivello positivo, le lunghe discese ti aiutano a tirare il fiato e a mangiare, il traffico però a quell’ora è elevato e bisogna stare attenti e con le mani sempre sul manubrio, la velocità in discesa è alta.

La lunga discesa dal Pordoi è una manna dal cielo, 24 km che ritemprano prima della penultima salita, il passo Costalunga, una salita che in condizioni normali te la “bevi”, ma non oggi. Procedi con la testa rivolta a ciò che già hai visto in passato, il Lago di Carezza, uno spettacolo della natura che ti aspetta appena scollini. Foto di rito e d’obbligo (cosa sono 10 secondi persi contro una vista del genere?), poi giù a palla fino al bivio per la salita del passo Lavazè. Sta per arrivare la “bestia”: il passo Pampeago da Obereggen!

Il fisico ormai è in stallo, il passo in salita sembra “ingessato”, cadenza bassa, respiro pesante, le variazioni di ritmo diventano difficili da fare. Ti sforzi di pensare che ormai è fatta, ma ciò che ti attende supera le tue aspettative, i chilometri percorsi sono già 220, il dislivello fatto 6.000m, allora subentra la forza mentale, quella parte di te che fa la differenza, che difficilmente puoi allenare o migliorare in maniera importante, ce l’hai o non ce l’hai. Sali di testa e di cuore, le gambe ormai sono “staccate” da te, hanno preso il loro monotono ritmo, non le comandi più.

Il tuoi riferimento non sono più i chilometri mancanti allo scollinamento, sono i metri, metri che sul dispositivo GPS cambiano con una lentezza disarmante, a poco serve guardarsi i piedi con la speranza che quel numero avanzi velocemente, quando lo riguardi dopo un tempo che ti sembra un’eternità, lui è ancora fermo lì! E’ qui che subentra la testa.

Infine scollini, l’ultima salita è fatta, sai che ora ti aspetta solo la discesa, 14km da fare a fuoco, sfiori i 100kmh, ma dentro di te qualcosa ti dice che già ti manca la salita…

Hai sofferto, hai visto posti fuori dal comune, ti sei sentito “vivo”, hai inveito alle salite, hai gioito. Hai concluso la Randolomitics.

Poi il giorno dopo, a mente fredda, ripensi a tutto, fai un bilancio dei 10 mesi di preparazione mettendo sul piatto della bilancia sacrifici e sofferenza contro soddisfazione e euforia, e tiri le somme.
Qual’è la data dell’edizione 2018?

– Pier Carapelli

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